mercoledì 6 febbraio 2008

COPPA AMERICA - LE OPINIONI "PRIMA" DELLA PRIMA SENTENZA

Quella che riporto qua sotto è un intervista fatta da Bymnews a Marcus Hutchinson, capo delle relazioni con i Media di Team Origin.

Mi sembra un articolo interessante soprattutto per chi, come me, si è avvicinato alla coppa america e alle sue vicende da poco, per poter capire qualcosa in più a livello dell'organizzazione, privilegi reali (o presunti tali) del defender e di come la coppa si è evoluta nel corso degli anni.

Come sempre la traduzione è fatta da me in maniera dilettantistica: chiedo già scusa per eventuali errori che potrebbero esserci. Buona lettura!


“LANCIA LA SFIDA, LARRY; ABBANDONA LA CAUSA LEGALE E LANCIA LA SFIDA.”

Marcusa Hutchinson è in una buona posizione per paragonare l’organizzazione di una America’s Cup con le altre, poiché è stato coinvolto nell’organizzazione di ben sei edizioni dell’evento. Durante le prime cinque, ha fatto parte dell’organizzazione; durante l’ultima edizione, è stato il capo delle relazioni con i media di ACM. Questa volta ha invertito il suo ruolo ed è a capo delle relazioni con i media di Team Origin.
BYM News ha chiesto a Marcus di rispondere a domande che possano fare luce sulle critiche e sulle apprensioni che alcune persone ancora hanno al riguardo del formato e dell’organizzazione della 33a America’s Cup, giudicando dai posts sui forums e dalle opinioni pubblicate sui blogs.

BYM News: Un buon numero di persone sta dicendo”Questa non è l’America’s Cup che conosciamo”

Marcus Hutchinson: Sai, ritornando all’America’s Cup che abbiamo appena fatto, due anni fa la gente era pronta a sparare a zero su di noi, dicendo “Non sarà come Auckland, là è stato fantastico” e prima di questo, quando siamo arrivati ad Auckland, la gente diceva “Oh, non sarà come l’esperienza di San Diego” e a San Diego, la gente diceva “A Perth è stato fantastico, come può qualsiasi altra edizione essere paragonata con quella” e c’era ancora chi parlava dei bei vecchi tempi di Newport e di come per loro fossero stati fantastici! Mi ricordo il Giubileo dell’America’s Cup, che è stata la prima volta in cui ho avuto l’occasione di conoscere Olin Stevens: stavamo parlando delle sue esperienze in America’s Cup durante gli ultimi anni 30, quando partecipava alle regate, ed i suoi occhi erano sognanti nel ricordare quel periodo dell’era America’s Cup
Qualsiasi cosa che sopravviva così a lungo come l’America’s Cup, deve aver attraversato delle modifiche, e ci saranno sempre quelli che sono nostalgici del passato. C’è molto denaro nella nostalgia, ma è così che stanno le cose e, perchè qualcosa possa sopravvivere, questa deve evolversi. Non sto cercando di difendere nulla; sto solo dando la mia prospettiva personale su come stanno le cose.
BYM News: La commercializzazione è un altro aspetto a cui molti sono contrari, e ritengono che i challenger stiano rinunciano a molto al fine di poter avere un tornaconto in termini di parte di profitti.

Marcus Hutchinson: Se si guarda a qualsiasi cosa isolatamente, è molto facile dire “Sì, questo non va bene a causa di questo o quello”, però si deve guardare al quadro generale. Vorrei fare un passo indietro e dire “Siamo tutti consapevoli che l’America’s Cup esiste da 156 anni, o quello che è, ha attraversato 32 cicli ed è stata vinta solo quattro volte e solo dal 1983, da un challenger. Si è mossa solo dall’ambiente vecchia moda di New York da allora e, ogni volta che si è spostata in un posto nuovo, ci sono state due cose che hanno influenzato l’evoluzione dell’America’s Cup; una è, ovviamente, la geografia di dove l’evento si tiene e non intendo solo il fatto che sia una baia, in contrapposizione ad una spiaggia, oppure quanto il sole splenda o quanto il vento renda dura la competizione. Intendo anche la città, il fuso orario in cui questa si trova, la cultura del luogo, se è più o meno facilmente raggiungibile in aereo per un gran numero di persone, se può essere trasmessa in televisione in una ragionevole ora del giorno per un grande pubblico, se c’è la possibilità di effettuare facilmente hospitality aziendale; sono tutte queste cose influenzano l’America’s Cup.
L’altro fattore importante è l’era. Ora noi siamo all’inizio del 21mo secolo e nessuno può negare che le cose stiano cambiando ad un ritmo incredibilmente veloce. Come stavamo dicendo prima, al riguardo della vostra iniziativa BYM News e il modo in cui le pubblicazioni on line si stanno evolvendo, le cose stanno cambiando molto velocemente e, quando l’America’s Cup è arrivata in Europa, c’è stata una doppia opportunità; primo, nel fatto che si trattava di un pubblico nuovo, ma anche nel fatto che il Defender non avesse la propria base sul mare, la qual cosa ha permesso – per la primissima volta – di dar luogo alla selezione della città ospitante. L’importanza di questo fatto è che ha permesso all’America’s Cup di appurare il suo valore di marketing: c’erano diverse città interessate e quattro di queste hanno firmato l’accordo di città ospitante, prima che venisse scelta una di loro – Valencia. Tutte queste città erano preparate ad investire una considerevole somma di denaro, un livello equivalente di investimenti nel progetto, e avrebbero, probabilmente, funzionato tutte, in misura maggiore o minore.
Ora, Valencia è stata un successo e penso che quasi tutti sarebbero d’accordo nel dire che la 32a America’s Cup ha aperto gli occhi alla gente su quello che è possibile raggiungere nello sport della vela con il giusto approccio. Ora, ritornando alla 33a America’s Cup, le lezioni che sono state apprese nella 32a edizione,da un punto di vista organizzativo, significheranno miglioramenti. Io non lavoro più per ACM, ma ancora sto collaborando con loro – così come lo fanno le persone di altri challengers – scrivendo quelle regole che abbiamo presentato alla conferenza stampa. Penso che questo sia qualcosa che qualche giornalista non ha ancora ben chiaro, ma è invece importante che chiaro lo sia, perché l’ultima volta sono stati fatti molti errori, e molti degli errori e delle sviste saranno adattati per la 33a America’s Cup.
Ora, lasciando da parte la situazione attuale tra GGYC e SNG, penso che l’errore più grande che ACM abbia fatto questa volta sia stato il non comunicare in maniera adeguata e spiegare nel protocollo quello che veramente avevano intenzione di fare, piuttosto che dire semplicemente “ecco qua il protocollo”, cosa che ha irritato un gran numero di persone. Se si scava a fondo in questo, e non negherò che penso che la pressione della questione giudiziaria possa aver permesso ai challengers di ottenere una risposta più veloce da ACM in questo periodo di consultazioni, le intenzioni sono in qualche modo differenti dalle prime parole (dalla prima versione del protocollo,ndt). Quindi, da un punto di vista commerciale, riguarda la creazione di valore aggiunto. Molti teams se ne sono andati dalla 32a Coppa con un significativo importo in denaro, ed erano molto compiaciuti di questo; se ACM avesse semplicemente lasciato la Coppa così com’era, avrebbero detto “Beh, avreste dovuto essere in grado di fare meglio”.
Ora, so che sono stati fatti paragoni con la Formula Uno, e c’è perfino un buon programma in TV ora, chiamato “Formula per il succeso”, che è un’analisi completa su come è cresciuto il giro d’affari della Formula Uno, ma non perdiamoci in divagazioni: l’America’s Cup non ha l’industria motoristica dietro di sé, sebbene ci siano molte similitudini, nel senso che si tratta di uno sport meccanizzato, con qualche individuo di spicco coinvolto, con grosse aziende e molte altre cose, come lo stile di vita affascinante, la globalizzazione e la tecnologia ad alto rischio. La grande differenza è che la Formula Uno ha mantenuto un livello di professionalità come quello attuale durante gli ultimi 15, forse 20 anni: non dimentichiamoci che in quello sport si corrono 16 o forse 18 Gran Premi all’anno, quindi ora sono diventati molto bravi in quello che organizzano. Non sono un esperto di Formula Uno, ma scommetto che se confrontiamo il Gran Premio di Barcellona dello scorso anno con quello di quest’anno non ci saranno grandi differenze. L’America’s Cup ha avuto una opportunità di produrre una competizione professionale e penso che tutti sarebbero d’accordo nell’affermare che la 32a Coppa sia stata un’ottima prima competizione e sono certo che la 33a sarà un secondo sforzo molto buono in questo senso, e la 34a, se ancora si terrà in Europa, sarà un terzo tentativo ancora migliore, ma nessuno può aspettarsi dei cambiamenti nottetempo.
Riguardo al fatto che c’è chi dice che il Defender ha la possibilità di imporsi su troppe cose, bè, è così che è, è così che è sempre stato. L’America’s Cup non è obbligatoria, se non ti piace, non devi per forza prenderne parte.
Questa volta, a Luna Rossa non è piaciuto il protocollo – e forse perché c’erano anche altre ragioni –; ad ogni modo, loro hanno detto “questa edizione la saltiamo”; ci sono però stati altri team che hanno detto: “Non andiamo pazzi per questo protocollo, ma ci iscriveremo e cercheremo di influenzare le cose dall’interno”. Questo è stato il punto di vista di TeamOrigin e di Team New Zealand, e di altri ancora; è molto meglio essere dentro all’evento, guardando all’esterno, piuttosto che esserne fuori e guardare all’interno. Sicuramente, se uno yacht club “maggiore” avesse firmato quel protocollo, GGYC non avrebbe avuto un appiglio per attaccare il protocollo; detto questo, forse nessun yacht club “maggiore” avrebbe accettato quel protocollo, ma la risposta a questo dubbio non l’avremo mai.
Quello che è certo è che la causa legale non sta giovando a nessuno, perché tutti quelli coinvolti nella 33a edizione dell’evento – ACM, Alinghi, i challengers – ne hanno sofferto e ne ha sofferto anche l’immagine dell’America’s Cup. La Coppa ha avuto i suoi alti e bassi in precedenza, ma ha continuato a prosperare, e penso che GGYC debba rendersi conto che c’è stata un’intensa consultazione con i challengers; le modifiche che sono state fatte al protocollo, sono le migliori che si potevano ottenere ed il protocollo rivisto è ragionevole. Quando consideriamo i challengers che sono all’interno della 33a edizione e che si guardano all’esterno, e consideriamo le personalità che sono coinvolte; e non parlo dei proprietari dei team, ma coloro che muovono ed agitano il mondo della vela – persone come Mike Sanderson, Grant Dalton, Jochen Schuman, Paul Cayard – queste persone non sono idioti. Di sicuro, si guadagnano da vivere facendo regate, ma quello che effettivamente GGYC sta dicendo loro è “Voi non siete credibili”.

BYM News: Quindi ora sono tutti contenti di come sono andate le cose?
Marcus Hutchinson: Non posso parlare per tutti i challengers, ma posso dire che TeamOrigin è molto contento di come si è svolto il processo di consultazione. La Commissione dei Concorrenti, che ha sostituito la Commissione dei Challengers, coinvolge gli organizzatori dell’evento, il Defender ed i Challengers allo stesso tempo, ed è infinitamente più efficiente nel far sentire le proprie voci e a far realizzare le modifiche. Tutte le variazioni al protocollo, oltre alla regola di design e di competizione che avete letto, ed il regolamento dell’evento che leggerete presto, sono state prodotte con il consulto tra tutte le parti coinvolte nella 33a Coppa, e questo significa che sono state prodotte su una base completamente democratica. Il Challenger of Record ha detto agli altri challengers che vuole condividere i suoi diritti alla negoziazione con gli altri challengers, e effettivamente STA condividendo questi diritti; il Challenger of Record ha quindi tante differenze di opinioni col Defender quante ne hanno gli altri challengers.
BYM News: Stai dicendo che pensi sia meglio che tutti i challengers possano negoziare, piuttosto che avere il Challenger of Record che negozi per loro?
Marcus Hutchinson: Sì, senza dubbio sì.
BYM News: Hai avuto l’impressione durante gli incontri della Commissione dei Concorrenti, che questo fosse un sentimento comune a tutti (gli altri challenger, ndt)?
Marcus Hutchinson: Certo che sì! Penso che se domandaste ad uno qualsiasi dei teams se a loro piace la struttura attuale, sarebbero completamente d’accordo. E’ molto più efficiente rispetto all’ultima volta e siamo solo all’inizio di questo ciclo.
BYM News: Tuttavia, ci sono ancora post su forums ed opinioni nei vari blogs che dicono che i challengers hanno rinunciato a tutti i loro diritti accettando questo 33mo protocollo.
Marcus Hutchinson: Si potrebbe discutere del fatto che il precedente Challenger of Record ha rinunciato al 95% dei diritti dei challengers per la 32a America’s Cup permettendo la creazione di ACM, quando, nella 31a edizione, c’erano due entità separate. Quindi no, non sono d’accordo con nessuna affermazione che sostenga che i challengers della 33a AC hanno rinunciato ai loro diritti.
Molti hanno criticato GGGYC, quando ha accettato di firmare il protocollo per la 32a Coppa, perché la Commissione dei Challengers era, effettivamente, un’entità debole. Non aveva potere, non aveva possibilità di veto, e per questo c’era molto scontento, ma è dovuto accadere perché – una volta che si è portato un contesto europeo all’interno dell’America’s Cup – si è dovuto avere una organizzazione commerciale che la gestisse, e questa è stata ACM. Penso che tutti siano concordi nel dire che ha funzionato; i teams ne hanno beneficiato, un gruppo completamente nuovo di persone si è entusiasmato, ci sono stati 6 milioni di persone che sono venuti a vedere l’evento. Al di sopra di tutto questo, si è realizzato per la prima il concetto di ospitalità aziendale – su larga scala – durante una competizione velica. Questo non era mai accaduto prima e ora tutti gli eventi stanno cercando di imitare questo concetto; questo è quindi un beneficio per qualsiasi organizzatore di eventi che non sarebbe mai stato possibile se ACM non fosse mai esistita.
Di conseguenza, quando la gente dice che i challengers hanno rinunciato ai loro diritti, accettando questo 33mo protocollo, non mi trova d’accordo.
BYM News: Cosa succederebbe se un team che non vuole l’attuale stile organizzativo vincesse l’America’s Cup?
Marcus Hutchinson: Una delle cose belle dell’America’s Cup, la cosa che la rende diversa da ogni altro evento sportivo, è che quando la vinci, non si tratta solo di ritirare la Coppa e di avere la tua foto sul giornale del giorno dopo; non finisce qui. Se vinci la World Cup di Rugby, e ottieni la tua fama per un giorno, potresti diventare cavaliere alla fine dell’anno, ma è tutto lì.
Se vinci l’America’s Cup, hai comunque tutto questo, ma hai anche qualcos’altro, qualcosa di più tangibile. Hai il diritto, a dire il vero l’obbligo, come velista, o come qualcuno appassionato ed entusiasta dello sport della vela, di creare il prossimo evento nel contesto in cui tu lo vedi. Tornando quindi alla situazione svizzera, poiché non hanno sbocchi sul mare, avranno sempre bisogno di vivere nella città di qualcun altro, ma se i francesi, o i neozelandesi o ancora gli italiani vincessero l’America’s Cup, non c’è alcun dubbio che la porterebbero nel loro paese, perché è quello il motivo per cui competono, vogliono portare la coppa a casa propria, è una buona parte di quello che è l’America’s Cup. Ora, se si tratta di ricavarci un sacco di soldi o meno, o se si vuole essere presi seriamente, qualsiasi organizzatore, in qualsiasi tipo di sport, necessita di una organizzazione commercialeche stia dietro all’evento stesso.
Adesso l’America’s Cup ha questa organizzazione, ma non vuol dire che, se la vinci per un’altra nazione, tu non possa avere la tua visione dell’evento e dirigerlo come tu vuoi. Sono certo che questa è la motivazione che spinge Sir Keith Mills (di TeamOrigin, ndt) che partecipa come sfidante rappresentando l’Inghilterra, ma lui dice anche che “voglio vincere la coppa per la mia nazione, ma mi preoccupo anche di tutto cuore per lo sport della vela, e dato che ho un po’ di conoscenze nell’organizzare le cose, voglio che la mia visione dell’America’s Cup si possa realizzare in futuro”. Avrà questo diritto, se la vincerà, un italiano potrebbe avere questo diritto, se la vincesse, esattemente come ora ce l’hanno gli svizzeri. Hanno il diritto di organizzarla come vogliono, perché l’hanno vinta.
BYM News: Quindi pensi che sia parte del premio?
Marcus Hutchinson: E’ sicuramente parte del premio, e la gente tende a dimenticarlo. E’ parte del motivo per cui quei capitani di industria sono motivati a sfidare. Non si tratta solo di avere la propria foto sul giornale, il grande obiettivo è vincere ed ospitare la coppa la volta successiva.
BYM News: Torniamo alla causa legale. L’impressione data da GGYC è che Larry Ellison & Co. stiano lottando per il bene di tutti i challengers. I challenger hanno bisogno che Larry Ellison li rappresenti, li difenda?
Marcus Hutchinson: No, non ne hanno bisogno e non c’è ragione alcuna per cui BMW Oracle stia al di fuori dell’evento.
BYM News: Quindi qual è il tuo messaggio per Larry Ellison?
Marcus Hutchinson: Lancia la sfida, abbandona la causa legale e lancia la sfida.
BYM News: Pensi che lo farà?

Marcus Hutchinson: Lo spero, lo spero vivamente.

martedì 29 gennaio 2008

Il match race nel DNA degli Spithill

Ecco un'altra articolo, vecchio, preso dal sito della 32nd America's Cup.

Avere 27 anni e timonare una barca dell’America’s Cup è un fatto eccezionale. Farlo per la terza volta consecutiva è un caso unico. James Spithill è il “giovane pistolero” che spara i colpi di Luna Rossa Challenge. L’ha portata alla finale della selezione degli sfidanti, dominando BMW ORACLE Racing nelle semifinali e guadagnadosi i soprannomi di “Spitbull” e “Spitfire”. Nei sei match disputati, la barca italiana ha girato tutte le boe sempre in testa, facendosi precedere una sola volta, sulla linea del traguardo, dalla barca statunitense.
Nel 1999, all’età di 20, Jamese Spithill era alla ruota di Young Australia. Nel 2002 era il timoniere di OneWorld, il sindacato diretto dal connazionale Peter Gilmour. Una storia davvero particolare quella di Spithill, cresciuto in una famiglia che ha il match race nel proprio DNA: Katie, la sorella più piccola, 25 anni, è al sesto posto della classifica mondiale di match race; il fratellino Tommy, 19 anni, è un giovane talento di questa specialità, attualmente imbarcato su Wild Oats e pronto a partecipare alla Millenium Cup e al mondiale Maxi.
Cosa si trova alla base del successo degli Spithill? Il papà di James, Arthur, e la sorella Katie si trovano a Valencia per seguire le regate in prima persona. Sono socievoli e chiacchieroni; gli piace commentare le prestazioni del loro “caro James” al timone di Luna Rossa-ITA 94.
Cosa provate ad assistere di persona agli “show” del vostro James?
Arthur: “James è sempre stato un ottimo timoniere in partenza, sia nelle regate di flotta sia nei match race. Già nel 1999, alla ruota di Young Australia, le vinceva tutte. Quella volta, però, timonava una barca vecchia che era parecchio lenta. Così era in grado di mantenere il vantaggio solo per poche centinaia di metri. Nell’ultima Coppa, James ha continuato a fare ottime partenze, ma la sua barca non era messa bene a punto come le altre. Con Luna Rossa pare che finalmente tutti i pezzi siano al loro posto e la sensazione è fantastica. Sono molto contento che James stia con il team italiano; nelle due ultime America’s Cup ho sempre ammirato il lavoro di Francesco de Angelis. È tutto molto bello: ora mio figlio regata con alcuni dei suoi vecchi amici di Young Australia e con alcune autentiche leggende come Torben Grael e Tom Schnackenberg”.
Cosa pensi del risultato di Luna Rossa raggiunto fino a oggi?
Katie:
“Avere raggiunto la finale è certamente un bel traguardo, ma bisogna prendere un match alla volta. Luna Rossa è salita di livello, ma da velista di match race quale sono, so che non bisogna mai guardare troppo in avanti. Devi solo pensare alla regata successiva e concentrarti al prossimo traguardo. Ogni giorno scopri nuove cose su un team: le sue forze, le sue debolezze e di volta in volta cambi programma in base ad esse”.
Che emozioni provi a vedere James in regata?
Katie: “Lui è ovviamente più bravo di tutti noi, ma a volte mi capita di guardarlo e chiedermi perché ha fatto una certa mossa. Spesso gli chiedo spiegazioni a cena e lui mi racconta le ragioni e le teorie di Torben Grael. Le motivazioni sono sempre giuste e imparo ogni volta qualcosa di nuovo”.
Tre match racer di alto livello che provengono dalla stessa famiglia. Come te lo speghi?
Katie:
“Con la nostra famiglia trascorriamo molto tempo sull’acqua. Quando eravamo piccoli mamma e papà ci incoraggiavano ad andare in barca a vela e noi lo abbiamo sempre fatto. Andavamo sempre allo stesso circolo, il Royal Prince Albert Yacht Club di Newport, a Sydney, dove erano organizzati corsi di vela giovanili”.
Come mai avete tutti scelto il match race?
Katie: “È una passione di famiglia. Tommy e io ci alleniamo insieme a casa. Ci aiutiamo a vicenda e quando mi serve qualcuno per completare il mio equipaggio lui si fa subito avanti. Inoltre, nostro padre è un Giudice di match race. Perfino mia madre, a forza di guardare le regate, ha imparato le regole. Qualche volta la dobbiamo obbligare a smettere di parlare di vela!”.
È solo tutto merito della scuola?
Arthur: “Credo che la loro formazione sia segnata dal fatto che per 16 anni abbiamo abitato presso in una casa che faceva parte di un piccolo complesso a schiera affacciato sull’acqua, a Pittwater, una zona di Sydney. Casa nostra la potevi raggiungere solo in barca, perché si trovava in un parco nazionale e non c’erano strade. È un posto bellissimo. Tutti i giorni i bambini andavano e venivano da scuola con un piccolo traghetto e se dovevano andare a giocare dovevano prendere una barca, una canoa, un windsurf on un Hobie Cat. Per loro la barca a vela è diventata un mezzo di trasporto naturale. Inoltre, a meno di un miglio di fronte casa nostra c’era il Royal Prince Alfred Yacht Club. Da bambini lo hanno frequentato molto. Ancora oggi, quando James torna a casa, si reca sempre al circolo e fa da prodiere a Tommy, o chiunque trova in giro, sugli skiff”.
Come padre cosa pensa del match race per insegnare la vela ai bambini?
Arthur: “Posso indivuduare un match racer puro in mezzo a un gruppo di bambini da un miglio di distanza. Quando faccio il Giudice nelle regate giovanili capisco subito chi diventerà forte. Un futuro campione non lo distingui dalle sue capacità di timoniere ma da come si comporta sull’acqua, da come mantiene il controllo e tratta il suo equipaggio. Se urlano, insultano i giudici e si lamentano davanti a tutti dei loro problemi, non andranno mai da nessuna parte. Un bravo timoniere deve trattare gli uomini del suo equipaggio come dei VIP; sono loro che ti fanno vincere. Deve accettare i propri errori e quelli dei giudici di regata come una componente del gioco. Io non riuscirei mai a comportarmi così, ma i miei tre figli sì. Se qualcosa mi va storto, prendo a calci la prima cosa che trovo, come gran parte delle persone; ma questo non è il carattere di un buon match racer. Ho lavorato con James per più di 15 anni e non abbiamo mai litigato. Lui è un ragazzo con il quale si lavora davvero con semplicità. Si inserisce molto bene all’interno di una squadra e dà valore al suo equipaggio. Non si dà arie e si sente uno dei tanti dell’equipaggio”.
Un ultimo aneddoto. Nel 2002 Peter Gilmour ha ricordato una conversazione che aveva avuto con James Spithill nel 1999, al termine della sua prima esperienza di Coppa. “È venuto da me e mi ha chiesto, `Dove vado ora? Cosa devo fare?' Gli ho risposto di andare a scuola, studiare e tornare. Ma non mi ha dato retta e ha deciso di andare a studiare la vita. Direi che al momento si trova a metà del suo corso di laurea a vela”.

Alinghi Vs. Oracle

Alinghi presenta ulteriori evidenze sulla non validità della sfida del GGYC

(New York, lunedì 28 gennaio) La Société Nautique de Genève (SNG), yacht club Defender della 33a America’s Cup, ha sottoposto oggi alla Suprema corte di New York ulteriori prove per consentire alla corte di dichiarare non valida la sfida del Golden Gate Yacht Club (GGYC).

Questa documentazione, che il giudice Cahn aveva richiesto il 23 gennaio scorso, dimosta attraverso la testimonianza di esperti che un’imbarcazione a chiglia non può essere considerata un multiscafo, come sostenuto nell’ambiguo e contraddittorio documento di sfida presentato dal GGYC.

Questo documento è l’elemento fondamentale richiesto per presentare una regolare sfida secondo quanto disposto dal Deed of Gift, in quanto consente al Defender, grazie all’accurata descrizione della barca sfidante, di preparare la difesa e quindi di progettare e costruire la sua imbarcazione nei 10 mesi a disposizione dalla presentazione della sfida stessa.

Nel suo documento il GGYC descrive la sua barca come “un’imbarcazione a chiglia” termine utilizzato nel mondo della vela per distinguere questo tipo d’imbarcazione da un multiscafo. Il Deed of Gift obbliga il GGYC a regatare con l’imbarcazione descritta nel suo documento di sfida. Ogni ambiguità o confusione di sorta comporta il non rispetto delle regole sancite dal Deed of Gift e di conseguenza la non validità della sfida.

“L’esame minuzioso che deve essere effettuato del documento di sfida del GGYC deve corrispondere allo stesso livello di analisi applicata a quelli che sono i requisiti richiesti a uno yacht club per diventare Challenge of Record, sempre secondo quanto stabilito dal Deed of Gift” ha sostenuto Lucien Masmejan, capo dell’ufficio legale di SNG. Masmejan ha poi aggiunto: “E’stata una decisione del GGYC quella di portare l’argomento in giudizio costringendo SNG, fiduciaria della Coppa, a difendere ad ogni costo l’integrità dell’America’s Cup.”

In prospettiva 33a America’s Cup, SNG e Alinghi confermano l’obiettivo di organizzare un evento a Valencia nel 2011 con la partecipazione dei 12 sfidanti iscritti che hanno sottoscritto le regole e i regolamenti presentati nel novembre 2007.

sabato 26 gennaio 2008

Architetto da record per Alinghi

In attesa di sfida con Oracle ingaggiato inglese Irens

Alinghi si prepara ad una possibile sfida multiscafi con Oracle e ingaggia Nigel Irens, architetto da record. In attesa che il tribunale di New York si pronunci come si terra' effettivamente la 33ª America's Cup, il defender svizzero ha chiamato l'inglese Irens, che ha costruito il maxi trimarano IDEC col quale il francese Francis Joyon ha battuto di ben 14 giorni (57 invece dei precedenti 71) il record del mondo di traversata in solitario.

http://www.raisport.rai.it/sportindex

giovedì 24 gennaio 2008

33rd Coppa America

XXXIII Coppa America: il giudice Cahn prende tempo ma Alinghi segna un punto a suo favore, per l'Isaf una barca a chiglia non può essere un multiscafo

New York, Stati Uniti- La massiccia campagna legale e d'immagine lanciata da Alinghi nelle ultime settimane inizia a dare i suoi frutti. Nell'udienza di ieri alla Corte Suprema di New York, il giudice Cahn ha ascoltato le ragioni della Societe Nautique de Geneve (leggi Alinghi) relative alla contestazione della sfida con il multiscafo lanciata dal Golden Gate Yacht Club (ovvero Bmw Oracle Racing). Gli avvocati di Alinghi hanno segnato un punto a loro favore portando, tra la varia documentazione, una lettera del segretario generale dell'Isaf (la federvela mondiale) Jerome Pels in cui si sottolinea come, secondo le definizioni vigenti a livello internazionale, un multiscafo non possa essere una barca a chiglia. Nella lettera, interpretazione su richiesta della Societe Nautique de Geneve, si specifica che esistono nell'Isaf due differenti comitati, multihull e Keelboat, e che a livello di scelta delle discipline olimpiche l'Isaf non considererebbe un multiscafo nella categoria barca a chiglia.Il giudice della Suprema Corte di New York Herman Cahn ha quindi ascoltato le motivazioni per le quali il Golden Gate Yacht Club non avrebbe lanciato una sfida valida secondo le regole del Deed of Gift per la XXXIII America's Cup, all'attuale detentore, la Société Nautique de Genève e il suo team Alinghi."Siamo stati molto contenti di aver avuto l'opportunità di rappresentare le nostre tesi alla Corte e di aver trovato attenzione e considerazione sui contenuti prospettati" ha dichiarato Lucien Masmejan, avvocato di SNG. "Ora aspettiamo una sentenza che sancisca definitivamente la validità o meno della sfida del GGYC." Il giudice Cahn ha permesso a SNG un'analisi degli argomenti sostenuti dal GGYC e ha invitato SNG a presentare lunedì prossimo 28 gennaio le sue repliche definitive a queste tesi, tra cui la definizione di imbarcazione a chiglia rispetto a quella di multiscafo. La decisione finale del giudice Cahn è attesa quindi a partire dal 29 gennaio.Un risultato a favore di SNG e Alinghi farebbe tornare l'America's Cup alla sua formula tradizionale con un evento nel 2011 a Valencia con la neonata classe Ac90 a cui parteciperebbero tutti i challenger iscritti.Laconico il comunicato stampa di risposta del Golden Gate Yacht Club e di Oracle a commento dell'udienza: "Il giudice Cahn ha ascoltato gli argomenti della SNG volti a riconsiderare la decisione già presa lo scorso 27 novembre relativa alla validità della sfida presentata dal GGYC... Il GGYC ritiene che la decisione del giudice Cahn sia stata quella giusta e che non vi siano motivi per riconsiderarla". Il portavoce di Oracle Tom Ehman ha sottolineato come "il GGYC sia fiducioso sul fatto che la corte di NY mantenga la sua decisione nonostante i tentativi procedurali di Alinghi rivolti a un rinvio. Ci attendiamo che il giudice Cahn fissi al più presto la data dell'ottobre 2008 come quella per la disputa della nostra sfida (quella con i multiscafi da Deed of Gift, contestata appunto da Alinghi, Ndr)"

FareVela

Giudice ha preso altri giorni per decidere

Roma, 23 gen. (Apcom) - Non è arrivato come si attendeva un verdetto definitivo dell'Alta corte dello Stato di New York in merito alla controversia legale tra il defender della Coppa America di vela, Alinghi, e il team statunitense Bmw-Oracle. Il giudice Herman Cahn, secondo quanto appreso da Apcom da fonti dei team, avrebbe deciso di riservarsi almeno altri quattro giorni di tempo per decidere.
Oggi..(ieri...) sono state ascoltate nuovamente le parti in causa e in particolare sarebbe stato recepito dalla Corte un parere (non vincolante) dell'Isaf, la federazione velica internazionale, che sostiene una delle tesi dei difensori svizzeri dell'America's Cup, ovvero, che per "yacht a chiglia" si intende un monoscafo e non un multiscafo come invece ritiene il Golden Gate Yacht Club (Bmw-Oracle), favorevole a una sfida a due su catamarani che Alinghi sta invece cercando di evitare.
La posta in gioco è appunto la validità legale in base al "Deed of Gift" (l'atto di donazione che contiene le regole base della Coppa America) del duello sui giganteschi multiscafi lanciato da Bmw-Oracle (escludendo gli altri concorrenti) nonché la posizione di "challenger of record", il primo degli sfidanti, strappata per via giudiziaria dagli statunitensi agli spagnoli di Desafio.

Teamorigin si propone come Challenger of record

Per scongiurare il duello con i catamarani, il Royal Thames Yacht Club ha ufficialmente proposto la candidatura di Teamorigin come "Challenger of record", cioè, come primo degli sfidanti, qualora il giudice Cahn riconoscesse valido il ricorso di Alinghi. "Crediamo che esista una concreta finestra di opportunità per risolvere la situazione positivamente e velocemente", ha dichiarato il capo di Origin, Keith Mills. "Ignorare questa possibilità", ha proseguito, rischia di provocare lo svilimento della Coppa America come manifestazione al top dello sport velico.Origin ha fatto anche sapere che vorrebbe lavorare sia con Alinghi sia con Bmw-Oracle per giungere a un nuovo accordo che possa portare allo svolgimento della 33ma edizione a Valencia nel 2011, con l'attuale classe di barche.

33rd America's Cup

Il Giudice Cahn prende in considerazione le motivazioni di SNG circa la non validità della sfida del GGYC

Il giudice della Suprema Corte di New York Herman Cahn ha ascoltato oggi le motivazioni per le quali il Golden Gate Yacht Club non avrebbe lanciato una sfida valida secondo le regole del Deed of Gift per la 33a America’s Cup, all’attuale detentore, la Société Nautique de Genève e il suo team Alinghi.

“Siamo stati molto contenti di aver avuto l’opportunità di rappresentare le nostre tesi alla Corte e di aver trovato attenzione e considerazione sui contenuti prospettati” ha dichiarato Lucien Masmejan, avvocato di SNG. “Ora aspettiamo una sentenza che sancisca definitivamente la validità o meno della sfida del GGYC.”

Il giudice Cahn ha permesso a SNG un’analisi degli argomenti sostenuti dal GGYC e ha invitato SNG a presentare lunedì prossimo le sue repliche definitive a queste tesi, tra cui la definizione di imbarcazione a chiglia rispetto a quella di multiscafo.

Le prossime argomentazioni di SNG saranno supportate dall’interpretazione della Federazione Internazionale della Vela che è stata presentata alla corte.

Un risultato a favore di SNG farebbe tornare l’America’s Cup alla sua formula tradizionale con un evento nel 2011 a Valencia cui parteciperebbero tutti i challenger iscritti. In qualità di Defender dell’America’s Cup Alinghi è, insieme a SNG, fiduciario dell’evento come sancito dal Dead of Gift, e ha pertanto la piena responsabilità di preservare l’integrità di un evento sportivo di livello mondiale.

martedì 15 gennaio 2008

Il Justice Cahn esamina la validità della sfida del GGYC per la 33a America’s Cup

(New-York, 14 gennaio 2008) Oggi il giudice Cahan ha deciso di non emettere nessuna sentenza senza aver prima esaminato le motivazioni del ricorso presentato dalla Société Nautique de Genève (SNG) a proposito della validità della sfida del Golden Gate Yacht Club (GGYC). Il giudice ha dunque fissato una nuova udienza per il 23 gennaio prossimo.
Il consulente legale della Société Nautique de Genève, Lucien Masmejan, ha commentato i fatti del giorno come segue: “Siamo davvero contenti del risultato dell’udienza odierna. Il giudice Cahn ha riconosciuto che i nostri argomenti che sostengono la non validità della sfida del GGYC devono essere valutati con attenzione e hanno un fondamento. Riteniamo di poter affermare che i prossimi passi del giudice Cahn faranno definitivamente chiarezza sulla validità della sfida del GGYC.”

venerdì 11 gennaio 2008

I dubbi di Schackenberg

Ginevra - A pochi giorni dalla discussione in aula e dalla conseguente sentenza sull'infinita diatriba tra Alinghi e Bmw Oracle, ha voluto dire la sua anche Tom Schackenberg. L'esperto velista neozelandese, nominato da Acm (organizzatore della Coppa) supervisore di quella box-rule che partorì i delegittimati AC90, ha manifestato tutte le sue incertezze sul futuro della storica brocca. "Se Alinghi sarà costretta ad accettare la sfida di Oracle - si legge sul sito del team elvetico - mi piacerebbe poter accertare di nuovo che tutto si svolga regolarmente".Nella lunga intervista rilasciata ad Alinghi.com, e non è un caso che si tratti del portale del defender, quando viene interrogato sulla nuova barca proposta da Oracle, l'ormai famoso 90x90 piedi, Schackenberg non parla mai di multiscafi. "Uno scafo di queste dimensioni fuori tutto, che coincidono con le stesse al galleggiamento - ha detto lo skipper - mi fa pensare a un'imbarcazione ad angoli retti, praticamente quadrata; definirla chiatta sembra corretto". Schackenberg ha anche provato a leggere tra le righe della sfida lanciata da Bmw Oracle. "Forse hanno ampliato le misure - ha continuato - per tenersi uno spazio libero in termini di progetto e magari in seguito ridurre qualche dimensione". Ciò che appare invece evidente è come Alinghi sia spiazzata di fronte a questo scenario, dopo aver sottovalutato eccessivamente l'azione legale di Oracle. "Gli americani - ha concluso Schackenberg - hanno presentato la sfida l'11 luglio, ma sicuramente la stanno preparando da mesi, se non anni. Questo per loro è un vantaggio enorme e credo che, se il giudice Cahn darà loro ragione, i dieci mesi di attesa dovrebbero cominciare dall'emanazione della sentenza definitiva".

lunedì 31 dicembre 2007

Buon Anno

Tanti auguri di Buon Anno a tutti!!!

venerdì 28 dicembre 2007

America's Cup: ricorso di Alinghi

Roma, 28 dic. (Apcom) - Prosegue la telenovela giudiziaria nell'ambito della Coppa America di Vela. Alinghi, il detentore del trofeo nonché organizzatore della prossima 33ma edizione, ha depositato ieri due ricorsi all'Alta corte di New York la quale, in una precedente sentenza, aveva invalidato la posizione del team spagnolo "Desafio" come "Challenger of Record", ovvero "primo degli sfidanti" sostituendolo con il team Usa Bmw-Oracle.
Il primo ricorso è relativo a questo argomento; in particolare, gli avvocati della Società nautica di Ginevra sostengono che non è venuto meno il requisito regolamentare dell'organizzazione di almeno una regata annuale da parte del club cui il team spagnolo afferisce.
Il secondo, più fondato e rilevante, riguarda invece la sfida lanciata sulla base del "Deed of Gift" (l'Atto di donazione, che stabilisce alcune delle regole base della competizione velica, ndr.) dagli statunitensi, e cioè una disfida a due su enormi catamarani. Per gli avvocati di Alinghi una tale regata non sarebbe conforme alle "leggi" che regolano l'America's Cup in quanto Bmw-Oracle non ha fornito sufficienti informazioni in merito al tipo di imbarcazione.
Il "certificato" di questa ipotetica barca non sarebbe insomma abbastanza chiaro da consentire una regata "fair". Sottolineano i legali di Alinghi che il documento pubblicato dal Golden Gate Yacht Club (cioè Bmw-Oracle) descrive uno yacht a chiglia (dislocante) "che è per definizione un monoscafo" mentre fornisce delle misure di 90 piedi per 90, che sono le misure di un catamarano.
Il prossimo appuntamento ufficiale dei due contendenti di fronte al giudice di New York è fissato per il 14 gennaio. Mentre la comunità velica internazionale sta a guardare e vede allungarsi i tempi della 33ma edizione dell'America's Cup.
http://sport.alice.it/it/index.html

martedì 25 dicembre 2007

Buon Natale


Buon Natale a tutti!!!!

domenica 16 dicembre 2007

Milan Campione del Mondo


Il Milan a Yokohama batte per 4-2 il Boca Juniors con due reti di Inzaghi, una di Nesta e Kakà

venerdì 14 dicembre 2007

Il 14 gennaio udienza finale

New York, Stati Uniti- Il giudice della Corte Suprema di New York Hermann Cahn ha fissato nel prossimo 14 gennaio la data dell'udienza per comunicare il contenuto della sentenza sul caso Alinghi/Oracle, come noto deciso con l'assegnazione a Oracle del ruolo di challenger of record in base al dettato del Deed of Gift. Le due parti sono state convocate per quella data. Il Giudice valuterà le mozioni delle parti, con Oracle che ha richiesto di poter disputare la XXXIII Coppa America "da Deed of Gift", ovvero con i multiscafi, nell'ottobre del 2008 a Valencia.Se non interverranno accordi dell'ultimo momento tra i due litiganti, a questo punto decisamente improbabili, il giudice Cahn non avrà altra scelta che fissare la data per la sfida "da Deed of Gift", quella lanciata lo scorso 12 luglio da Bmw Oracle "con un multiscafo di 90 piedi". Ad Alinghi resterà la scelta del luogo dove disputare l'evento.Occorre tener presente che la regata, secondo il dettato del Deed of Gift, non potrà comunque svolgersi prima di 10 mesi dall'udienza del 14 gennaio, non prima quindi del 14 ottobre 2008. Alinghi ha 30 giorni di tempo per appellarsi, il che comporta che si potrebbe arrivare alla metà di febbraio e poi attendere il tempo dell'appello. Il che facilmente porta a supporre che la Coppa nell'autunno 2008, se Alinghi continuerà a decidere per la linea del muro contro muro, non sarà possibile e si potrebbe arrivare al 2009 o addirittura più in là in caso di controappelli.Secondo le ultime informazioni, l'ipotesi dell'appello comincerebbe ad essere presa in seria considerazione all'interno di Alinghi. Ernesto Bertarelli ha anche deciso di cambiare studio legale di riferimento. L'udienza del 14 gennaio sarà gestita dallo studio Simpson Thacher Bartlett LLP.Russell Coutts, raggiunto a Dubai dove si trova con i suoi RC44, rispondendo a una domanda della Reuters, ha detto di "aver urgente bisogno di una risposta adesso, bisogna sapere se ci sarà o no una Coppa a Valencia nel 2009".

mercoledì 12 dicembre 2007

Per Oracle a Valencia (1-3-5 ottobre 2008) anche la sfida dei multiscafi

Valencia, Spagna- La Coppa a Valencia anche nel caso di una sfida con i multiscafi. Nell'ottobre del 2008, precisamente nei giorni 1, 3 e 5, si disputerebbe quindi la XXXIII Coppa America secondo il dettato del Deed of Gift. Questo, almeno, secondo il volere di Larry Ellison e di Bmw Oracle Racing. Il defender Alinghi, invece, vorrebbe posticipare il tutto al luglio 2009. Lo annuncia oggi Tom Ehman, portavoce di Bmw Oracle, in un'agenzia Europa Press subito ripresa nel tardo pomeriggio on line dal quotidiano di Valencia, Las Provincias. La mossa di Oracle rientra chiaramente nel piano di rafforzamento dei legami con Valencia, già iniziato con le dichiarazioni che, anche in caso di vittoria americana nella XXXIII Coppa, la XXXIV si disputerebbe comunque in Spagna e non a San Francisco.Secondo Las Provincias Oracle ha fatto conoscere la sua volontà al giudice di NewYork Herman Cahn che a giorni pubblicherà la sentenza sulla causa Oracle/Alinghi. In ogni caso, la sfida tra i due multimiliardari non potrà avvenire prima di 10 mesi dalla sentenza.Secondo il portavoce di Oracle, il giudice Cahn potrebbe sposare la tesi diValencia 2008 e dettare quindi una sfida per le date 1-3-5 ottobre, anche se ha sottolineato che Alinghi ha sei mesi di tempo per comunicare la sede, quindi l'annuncio definito potrebbe avvenire anche non prima dell'aprile 2008.Sicuro, invece, è il formato della sfida ipotetica, che è regolamentato nei dettagli dal Deed of Gift. Saranno disputate 3 prove, come già si fece nel 1988 tra la big boat di Michael Fay e il catamarano di Dennis Conner, con la Coppa assegnata al team che per primo se ne aggiudichi due.La prima e la terza prova saranno un bastone bolina-poppa (un lato controvento e uno a favore di vento) per un totale di 40 miglia. La seconda sarà un triangolo equilatero di 13 miglia per lato, per un totale di 39 miglia. Il tempo massimo per ogni prova sarà di 7 ore.Per quanto riguarda le imbarcazioni Bmw Oracle dovrà utilizzarne una di 90 piedi (27.5 m) di lunghezza e altrettanti di larghezza, ragione per la quale negli ultimi giorni si è parlato molto di un trimarano che appunto, fornirebbe le migliori garanzie di velocità con tale larghezza. Alinghi avrà la possibilità di costruire un multiscafo tra i 40 piedi (12 m) e gli 80 piedi (24 m).L'annuncio di Oracle è un'ulteriore prova delle difficoltà nel raggiungere un accordo, anche se esiste ancora una remota possibilità che i due litiganti, Larry Ellison ed Ernesto Bertarelli, negozino fino a raggiungere un accordo che consenta di disputare una Coppa convenzionale con gli altri sfidanti.Negli ultimi giorni da Valencia è trapelata anche la notizia che Patrizio Bertelli, patròn di Luna Rossa, avrebbe sospeso in attesa degli eventi la vendita della base di Luna Rossa a Valencia al sindacato inglese Team Origin.
www.lasprovincias.es

giovedì 6 dicembre 2007

Coppa America

Il trofeo velico nell'incertezza. Dopo il successo di Alinghi, solo cause e litigi: per l'anno prossimo si profila una sfida a due tra gli americani di Oracle e i detentori. Poi si tornerebbe al classico nel 2011 con nuove barche.

MILANO, 6 dicembre 2007 - Ernesto Bertarelli è un uomo di successo: negli affari e nella vela dove, da debuttante (nel 2003), ha conquistato il trofeo più antico del mondo. È stato anche il primo europeo a difenderlo nel 2007, ma anche il suo fluido magico è finito aspirato dalla coppa America. I coriandoli rossi che svolazzavano sulla vittoria di Alinghi il 3 luglio, dopo il 5-2 su Team New Zealand, si sono trasformati in altrettante (quasi) cause in tribunale o lettere di protesta. L’evento velico più ambito — che solo pochi mesi fa ha generato diversi milioni di euro di utili (divisi fra svizzeri e sfidanti) — adesso va alla deriva, fra litigi e ripicche, poca vela e molti tribunali.

FESTA FINITA - Cercando di riassumere: il giudice dell’Alta corte di New York, dopo aver inutilmente tentato di far accordare le parti, ha offerto due scenari possibili, a seguito di una causa intentata dagli americani di Larry Ellison: Coppa nel 2009 o, in alternativa, una sfida a bordo di multiscafi già l’anno prossimo, fra Alinghi e appunto il sindacato americano. Questa ipotesi non può essere sposata da nessuno come la migliore, almeno ufficialmente, ma allo stato dei fatti è la più probabile. Da una parte Alinghi non ha interesse a forzare la mano per avere una Coppa comunque ristretta (i consorzi iscritti sono 7) e con pochi sponsor. Da parte loro gli americani guidati da Russell Coutts — guarda un po’ il neozelandese che aveva trasferito la Coppa in Svizzera — hanno già fatto sapere che anche se dovessero vincere l’insolita sfida fra mostri marini, per la edizione successiva (nel 2011), gareggerebbero comunque a Valencia, rinunciando alla possibilità di traslocarla a San Francisco, sede naturale visto che corrono per il Golden Gate Yc. E gli altri sfidanti? Continuano (continuerebbero) a lavorare sulle barche che verrebbero introdotte (Ac90, acronimo di America’s Cup, il 90 sta per i piedi della lunghezza, circa 27 metri), ovviamente condividendo poco del pasticcio che si è creato.

LUNA ROSSA - Ma proprio questa pausa di riflessione imposta da cause in tribunale e "questioni di principio" potrebbe convincere Patrizio Bertelli a cambiare idea. In agosto aveva detto: America’s Cup addio, adesso invece ha confermato la base che aveva presso lo yacht di Valencia, ha bloccato la vendita delle vecchie Luna Rossa e ha fermato lo sgombero della base progettata da Renzo Piano. L’altra sera, poi, era fra i 9 consorzi rappresentati all’ennesima riunione dei possibili-probabili consorzi. Non è come lanciare una nuova sfida, ma è già molto per chi — anche poco tempo fa — aveva ribadito di aver chiuso il discorso Coppa. D’altra parte anche Mascalzone Latino (con Vincenzo Onorato) aveva deciso di lanciare la sfida (anche se per ora non è stata accettata) qualche settimana fa, visto che lo scenario si presentava diverso da quello prospettato da Alinghi il giorno dopo il successo sui neozelandesi.

FOLLIA - Insomma in tutto questo c’è un po’ follia: senza voler trovare colpevoli o santi. Chi corre la Coppa, in una maniera o nell’altra finisce in un territorio che ha poco a che fare con la logica. E non è solo questione di soldi — anche se ne corrono tanti —: così quello che era un giardino in cui tutti volevano giocare, con milioni di spettatori, adesso assomiglia all’orto fra le erbacce dietro casa. Aveva senso?
Gian Luca Pasini

La proposta di Oracle

Valencia, Spagna, 6 dicembre- Il Golden Gate Yacht Club ha diffuso ieri la proposta finale che Russell Coutts, skipper di Bmw Oracle, ha inviato al suo omologo di Alinghi, Brad Butterworth il 4 dicembre. Nel testo sono elencati i punti che Oracle, dopo l'esito per lui favorevole della sentenza del giudice Kahn, ritiene indispensabili per procedere con una sfida convenzionale a Valencia nel 2009. Coutts scrive testualmente che "tale proposta è rivolta a far si che l'evento possa procedere nei tempi corretti (Valencia 2009 con gli Ac90, Ndr)".
Oracle, in breve, propone che il protocollo della XXXIII CA sia emendato su una serie di 12 punti che possono essere sinteticamente riassunti come segue:
- gli emendamenti alle regole di classi sono possibili solo su consenso unanime degli sfidanti.
-La Giuria deve essere composta da 3 membri e l'Arbitration Panel da 5, di cui 2 nomina defender, 2 nomima challenger of record (a questo punto Oracle, Ndr) e 1 nominato dai 4 già scelti.
- Le regate disputate da Alinghi nelle semifinali della selezione non porteranno punti, in caso di vittoria, agli sfidanti ma solo diritto a stazzare vele addizionali.
- Fair competition, ovvero regole di sportività.
-Nomina di un direttore di regata con ampi poteri da parte del defendere del CoR (nella XXXII CA fu l'ottimo Peter Reggio, Ndr)
- La deadline per le iscrizioni è spostata al 15 marzo 2008.
- La XXXIII CA si svolgerà a Valencia nel 2009.
-Dal 1 marzo al 30 aprile 2009 defender e sfidanti saranno liberi diusare le loro eventuali due barche, a patto che su ognuna di esse sia imbarcato un numero massimo di 13 velisti (ciò per rimanere fedeli alla limitazione dei costi, Ndr).
- 5 giorni prima del XXXIII AC match, dichiarazione delle barche che saranno usate.
-Il formato e le date delle previste Practice Race saranno scelte da ACM, dopo consultazione con la Commissione degli sfidanti, e pubblicate il 15 gennaio 2008. Date e formato potranno essere modificate da ACM con il consenso degli sfidanti.
La lettera si conclude con un invito a far presto e a negoziare in fretta punti su cui Alinghi non è in accordo. Questa la significativa conclusione di Coutts:"Ci stiamo avvicinando a un punto in cui dobbiamo sapere che tipo di regata dovremo fare. E' semplicemente impossibile cercare di essere preparati sia per una sfida convenzionale (leggi Ac90, Ndr) sia per una sfida da Deed of Gift (leggi catamarani di 90 piedi; Ndr). In base a tutto questo, richiediamo che voi indichiate il più presto possibile se accettate o meno tali proposte".

mercoledì 5 dicembre 2007

Patrizio Bertelli

«Io, Bertelli, e la mia Luna tramontata troppo in fretta»«Bertarelli è un dittatore. A sapere che finiva così...»
MILANO - Un bello scherzo: prima dicono che la Coppa America si fa nel 2009 e lei, arrabbiato, chiude baracca e burattini. Poi con la rissa Oracle-Alinghi tutto sembra spostato al 2010 o 2011. Allora, pronto a tornare in gioco? Patrizio Bertelli, storico patron di Luna Rossa, della barca cioè che in certi frangenti genere «Master & Commander» ha trasformato gli italiani in un popolo di naviganti televisivi, lancia un' occhiata piratesca. Tre edizioni in curriculum, una Vuitton Cup eroicamente vinta (Auckland 2000) contro Cayard, una malinconicamente persa (Valencia 2007) contro i kiwi, una passione grande così: il tasto suona delicato. «Chiaro - conviene - che se le premesse fossero state queste, a luglio non saremmo usciti così drasticamente dalla competizione. Credevamo che due anni non sarebbero stati sufficienti per riorganizzarci e presentarci per vincere. Ora, invece, c' è questo voltafaccia...». Roba da mangiarsi le mani? «Spiace moltissimo però con i ' ' se' ' e con i ' ' ma' ' , anche nello sport, non si va da nessuna parte. Purtroppo lo scenario ha preso altre direzioni. Si vede che doveva finire così». Non ha pensato nemmeno per un momento di armare la quarta Luna Rossa? «Con il cuore, ma non con la testa. La squadra è stata sciolta, hanno quasi tutti trovato sistemazione. Va bene che qualcosa andava cambiato, ma ricominciare da zero è troppo». È vero che teneva già in pugno Russell Coutts, il numero uno dei timonieri? «L' avevo incontrato, eccome. Però a mercato aperto è normale parlare con un sacco di gente. I contratti firmati sono un' altra cosa. Ma il nodo stava in quel 2009, incompatibile con i nostri progetti». È vero che le banche per l' imminente collocamento in Borsa di Prada le hanno consigliato di stare su terraferma? «Mi vien da ridere. Le banche sono rimaste con l' amaro in bocca. La Coppa America è un' occasione forte per l' immagine. Non a caso a Valencia con Telecom-Tim in barca avevamo anche il logo di Banca Intesa-San Paolo. Ma noi non siamo decoubertiniani». Partecipare per partecipare non l' appassiona. «Confermo. E per il gap con la barca svizzera servivano soldi, ma pure tempo e ricerca». Il dominio non soltanto tecnico dei campioni di Alinghi ha sfalsato il gioco? «Be' , la gestione di Bertarelli è chiaramente un po' dittatoriale, gli sfidanti sono lì nell' angolo, in sofferenza. Però questo è il vantaggio del defender, non si può chiedergli che rinunci ai suoi diritti». Se fosse il giudice che deve esprimersi sulla querelle fra Alinghi e Oracle? «Non ho dubbi: che si sfidino su un catamarano all' ultimo sangue. Chi vince fa le regole, decide dove e quando si fa la prossima Coppa America. Sarebbe un grande spettacolo e farebbe bene a tutti prendersi una pausa di riflessione». Ma lei rialzerà o no la saracinesca? Si sbilanci. «Le saracinesche si alzano e abbassano. Io so che per adesso la nostra è chiusa». Ipotesi De Angelis skipper di Mascalzone Latino: una coltellata al cuore? «La Coppa America è per professionisti, non per romantici. E poi le nostre strade si erano già divise. A prescindere».
Paracchini Gian Luigi-(24 novembre, 2007) - Corriere della Sera

sabato 1 dicembre 2007

Parola a Brad Butterworth

Lo skipper di Alinghi, Brad Butterworth, parla dopo la decisione del giudice Cahn che ieri ha decretato la non validità del CNEV come Challenger of Record. Il team sta ora analizzando attentamente la sentenza e, nello stesso tempo, valuta le diverse opzioni previste dal Deed of Gift…

Qual’è stata la tua reazione ieri alla decisione del giudice che ha decretato l’invalidità del CNEV come Challenger of Record?
BB: E’ una sentenza legale e come tale va rispettata. Certo c’è un pò di delusione perchè cinque mesi di lavoro e d’impegno sono stati praticamente azzerati, così come tutto il lavoro sulla nuova regola di classe eccetera,eccetera. Non sono sicuro ora di quello che succederà ora.
Quali saranno i prossimi passi del team ora?
BB: Il prossimo passo sarà quello di capire quale sarà la cosa più corretta da fare per riportare la Coppa sulla giusta rotta. Questo comporterà un minimo di tempo e di lavoro per pensare a quello che può essere il miglior scenario possibile.
Puoi dirci se questo accadrà prima di Natale o direttamente con il nuovo anno?
BB: Credo che, per questo genere di cose, sia necessario del tempo. All’inizio pensavamo di navigare con le nuove barche all’inizio del 2009 e di cominciare a regatare con i nuovi challenger. Ora è difficile dire cosa succederà. Sicuramente io sono ancora fiducioso di poter regatare contro Oracle e gli altri team con le nuove barche da 90 piedi.
Qual è stata la reazione di Bertarelli a tutto ciò?
BB: Ovviamente è dispiaciuto come tutti noi, soprattutto dopo il successo dell’ultima campagna di Alinghi e di tutto l’evento. Comincia ad essere difficile riuscire a ripetere un’esperienza come quella. Credo che per la maggior parte il suo disappunto sia comunque legato, come per tutti noi peraltro, al fatto di aver dovuto gettare al vento tanto lavoro già fatto e pronto.
Come sarà BOR in veste di Challenger of Record nella 33° edizione, considerando la precedente esperienza già vissuta con loro nella 32° edizione?
BB: L’altra volta è stato necessario un anno per preparare l’evento con loro nei panni di Challenger of Record, così credo che possa facilmente ripetersi lo stesso scenario. Speriamo di riuscire a combinare qualcosa di positivo molto prima. La scorsa volta fu davvero difficile, loro non hanno mai alzato le mani fino a quando non abbiamo vinto, così non sono davvero in grado di fare previsioni.
Tu hai vinto l’America’s Cup quattro volte. In che modo tutto quanto è successo ha influenzato la tua passione per questo sport?
BB: I procedimenti legali non hanno senso a mio avviso. Penso che abbiamo tutti perso molto tempo e anche questo non ha senso. La mia speranza è sempre quella di regatare, ma non so davvero ancora dire che cosa succederà.
Tutto questo è successo da quando la Coppa è arrivata in Europa. Qual è la tua personale opinione sulla cattiva pubblicità che ne deriva e sull’impatto che tutto questo ha su quanto di buono è già stato fatto?
BB: Certo non è stata una bella fine. L’ultima coppa è stata un successo universalmente riconosciuto ed è stato importante che si sia tenuta in Europa. La Spagna poi ha svolto magnificamente la sua parte. Quanto è accaduto riporta la coppa indietro negli anni e questo ciclo ora è davvero difficile.
Che messaggio puoi offrire agli altri team, a tutti quelli che lavorano nell’America’s Cup e ai tuoi stessi compagni?
BB: Credo che siamo tutti in attesa di sviluppi, di vedere che cosa succederà. Ci sono due team molto forti che dovranno decidere il futuro della prossima edizione, dunque siamo in una fase di attesa, di osservazione senza possibilità di intervento da parte di molti.
Tu sei lo skipper del team, uno dei responsabili dell’azienda, il tattico e ora anche il capo negoziatore?
BB: Le mie capacità di negoziatore sono davanti agli occhi di tutti, dunque non sono proprio sicuro di essere un buon negoziatore!
Puoi anticiparci qualche cambiamento nei vertici in seguito a quanto accaduto, o qualche ricaduta?
BB: Credo che questo sia un momento difficile per la Coppa. Quello che è accaduto non rappresenta una bella conclusione. Gli sponsor così come ogni persona che è coinvolta hanno bisogno di un ritorno per il loro investimento che sia economico o meno e lo stesso vale per gli armatori. In passato abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con tutti loro e c’è sempre stata chiarezza. In questo momento non può essere così, quindi non è un buon momento.
Che cosa stai facendo a Valencia oggi?
BB: Sono venuto con Ernesto per incontrare le autorità e per far visita ai team che sono qui e che stanno lavorando, anche per capire come vanno le cose. Ci sono state delle cattive notizie, questo è sotto gli occhi di tutti, così abbiamo ritenuto opportuno venire qui per incontrare i vari elementi coinvolti per cercare una strategia comune per andare avanti.
Quali sono le tue sensazioni sul futuro?
BB: Difficile da dire. Vorrei vedere la classe AC90 nascere e crescere perché questo è stato uno dei nostri obiettivi in quanto riteniamo che la Coppa abbia bisogno di questo cambiamento. Per quanto riguarda il catamarano credo che sia un’ipotesi di difficile realizzazione.
Sei un buon velista da catamarano?
BB: Non proprio. L’ultima volta che mi è capitato di essere a bordo di un catamarano sul lago di Ginevra ho avuto una giornata piuttosto complicata con alcune collisioni, così non credo di essere molto bravo, anche se poi ho vinto.
Abbiamo però Luc Dubois, che si è classificato al quarto posto ai Mondiali di Classe A. Cosa mi dici di lui?
BB: Certo c’è lui, poi c’è Gran Simmer che potrebbe stare al timone o anche Pierre-Yves Jorand!
Seriamente, c’è qualcuno nel nostro team o anche negli altri che sappia davvero regatare sui multiscafi?
BB: Bene, se davvero dovesse realizzarsi l’ipotesi multiscafo, ci sono molti bravi consulenti che al momento non fanno parte del team, francesi o svizzeri che sono specialisti del settore. Si tratta di qualcosa di completamente differente. Sarebbe davvero un terribile scossone se questo accadesse.
Ma non è proprio questo che rende l’America’s Cup interessante? Quanti altri eventi sportivi producono un ritorno così elevato e tengono ancora la CNN con le telecamere puntate cinque mesi dopo la fine dell’evento?
BB: Possiamo dire che non c’è stata e non c’è monotonia, questo si, ma la causa legale per me rappresenta veramente qualcosa che non ha senso in assoluto. Sono davvero convinto che si tratti di un passo indietro compiuto, ripeto, rispetto al punto che si era raggiunto con la 32a edizione.
Stiamo sentendo in giro che gli altri team sembrano avere problemi nel reperire sponsor. Qual è la nostra situazione al momento?
BB: Credo che tutti coloro che ci hanno supportato in passato ci siano ancora vicini. Con alcuni di loro abbiamo rapporti da lungo tempo ormai. Ma come ho già detto, ognuno deve avere il suo ritorno e anche loro come chiunque altro devono pensare al loro business. Al momento anche se aspettano tutto dipenderà dalla strada che perderà l’evento. Ripeto che non sono ancora in grado di fare delle previsioni, il 2009 non è lontano e c’è ancora molto lavoro da fare. Nessuno davvero sa ancora cosa succederà.
Il risultato della sentenza modificherà in qualche modo i rapporti di Alnghi con gli altri team?
BB: Alinghi, in qualità di Defender, non ha mai avuto rapporti idilliaci con i challenger. Il loro obiettivo è quello di vincere l’America’s Cup. Solo quello ha importanza per loro. In definitiva non sono interessati più di tanto di partecipare ad un evento che sia eccezionale come è stato quello che si è concluso a luglio, anche se questo in parte li può aiutare con gli sponsor. Loro vogliono vincere e portare a casa, nel loro paese, la Coppa, per fare le stesse cose che ha fatto Alinghi. Dunque ci sono degli obiettivi opposti se vogliamo, direi addirittura contrastanti, sin dal primo giorno. Tutto questo non giova all’evento o al futuro della Coppa in termini di business. Staremo a vedere.