mercoledì 5 dicembre 2007

Patrizio Bertelli

«Io, Bertelli, e la mia Luna tramontata troppo in fretta»«Bertarelli è un dittatore. A sapere che finiva così...»
MILANO - Un bello scherzo: prima dicono che la Coppa America si fa nel 2009 e lei, arrabbiato, chiude baracca e burattini. Poi con la rissa Oracle-Alinghi tutto sembra spostato al 2010 o 2011. Allora, pronto a tornare in gioco? Patrizio Bertelli, storico patron di Luna Rossa, della barca cioè che in certi frangenti genere «Master & Commander» ha trasformato gli italiani in un popolo di naviganti televisivi, lancia un' occhiata piratesca. Tre edizioni in curriculum, una Vuitton Cup eroicamente vinta (Auckland 2000) contro Cayard, una malinconicamente persa (Valencia 2007) contro i kiwi, una passione grande così: il tasto suona delicato. «Chiaro - conviene - che se le premesse fossero state queste, a luglio non saremmo usciti così drasticamente dalla competizione. Credevamo che due anni non sarebbero stati sufficienti per riorganizzarci e presentarci per vincere. Ora, invece, c' è questo voltafaccia...». Roba da mangiarsi le mani? «Spiace moltissimo però con i ' ' se' ' e con i ' ' ma' ' , anche nello sport, non si va da nessuna parte. Purtroppo lo scenario ha preso altre direzioni. Si vede che doveva finire così». Non ha pensato nemmeno per un momento di armare la quarta Luna Rossa? «Con il cuore, ma non con la testa. La squadra è stata sciolta, hanno quasi tutti trovato sistemazione. Va bene che qualcosa andava cambiato, ma ricominciare da zero è troppo». È vero che teneva già in pugno Russell Coutts, il numero uno dei timonieri? «L' avevo incontrato, eccome. Però a mercato aperto è normale parlare con un sacco di gente. I contratti firmati sono un' altra cosa. Ma il nodo stava in quel 2009, incompatibile con i nostri progetti». È vero che le banche per l' imminente collocamento in Borsa di Prada le hanno consigliato di stare su terraferma? «Mi vien da ridere. Le banche sono rimaste con l' amaro in bocca. La Coppa America è un' occasione forte per l' immagine. Non a caso a Valencia con Telecom-Tim in barca avevamo anche il logo di Banca Intesa-San Paolo. Ma noi non siamo decoubertiniani». Partecipare per partecipare non l' appassiona. «Confermo. E per il gap con la barca svizzera servivano soldi, ma pure tempo e ricerca». Il dominio non soltanto tecnico dei campioni di Alinghi ha sfalsato il gioco? «Be' , la gestione di Bertarelli è chiaramente un po' dittatoriale, gli sfidanti sono lì nell' angolo, in sofferenza. Però questo è il vantaggio del defender, non si può chiedergli che rinunci ai suoi diritti». Se fosse il giudice che deve esprimersi sulla querelle fra Alinghi e Oracle? «Non ho dubbi: che si sfidino su un catamarano all' ultimo sangue. Chi vince fa le regole, decide dove e quando si fa la prossima Coppa America. Sarebbe un grande spettacolo e farebbe bene a tutti prendersi una pausa di riflessione». Ma lei rialzerà o no la saracinesca? Si sbilanci. «Le saracinesche si alzano e abbassano. Io so che per adesso la nostra è chiusa». Ipotesi De Angelis skipper di Mascalzone Latino: una coltellata al cuore? «La Coppa America è per professionisti, non per romantici. E poi le nostre strade si erano già divise. A prescindere».
Paracchini Gian Luigi-(24 novembre, 2007) - Corriere della Sera

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